2 Giorni alle Cinque Terre

Viaggiare ai tempi del COVID, questo viaggio non era nei nostri piani, la decisione iniziale era di andare a Sharm El Sheikh, ma la pandemia ha smontato tutti i nostri piani, come quelli di chiunque d’altronde. In ogni caso era da tempo che volevamo visitare le Cinque Terre, ma abbiamo sempre rimandato optando per mete più lontane, quindi abbiamo colto l’occasione al volo. Purtroppo non avevamo molto tempo, la pandemia ha deciso anche che nel 2020 le nostre ferie non coincidessero, ma questo non ci ha dati per vinti, ho stilato un’itinerario full time per 2 giorni. Come sempre adoriamo sfruttare al meglio il nostro tempo a disposizione, quasi al limite del vivibile, lo ammetto.

E adesso vi raccontiamo il nostro viaggio full-time. Tornati entrambi a casa dopo una giornata di lavoro, ci siamo infilati subito a letto per riposarci.

La sveglia suona a mezzanotte in punto, 15 minuti dopo siamo già in viaggio, diretti a La Spezia, la città più vicina in cui abbiamo deciso sia di alloggiare che di parcheggiare l’auto.

La decisione di parcheggiare l’auto a La Spezia nasce dall’esigenza di risparmio e praticità. Le Cinque Terre sono paesini piccoli dalle strade molto strette, e non tutti offrono parcheggi auto, se li offrono sono molto distanti dal centro, limitati e abbastanza costosi. A La Spezia chiaramente c’è più scelta e volendo anche risparmiare, c’è il parcheggio a Piazza D’Armi gratuito, a soli 500 mt dalla stazione da dove parte il treno per le Cinque Terre.

Arrivati al parcheggio Piazza D’Armi di La Spezia alle 4:15, passiamo buoni 20 minuti a cercare il parcheggio gratuito che ci spettava! Si, perché siamo determinati e testardi, considerando però che era il 15 di agosto e le probabilità di trovare qualcosa di gratuito scarseggiavano ampiamente. Ma solo chi non si perde mai d’animo viene ripagato, e il parcheggio era lì. Abbiamo preso e lasciato le nostre valige all’affittacamere, e via di corsa alla stazione dove ci attendeva il nostro treno diretto a Monterosso al Mare.

Cinque Terre Card

Per raggiungere e muoversi alle Cinque Terre, abbiamo acquistato online la Cinque Terre Card, un biglietto al costo di 13 euro che ti permette di prendere il treno illimitate volte nell’arco della giornata per la tratta La Spezia-Levanto.

Io perennemente in ansia per tutto, controllo ogni fermata che facciamo, mentre Paolo (probabilmente provato dal viaggio) dorme allegramente in treno, dormirebbe ovunque.

Giunti alle prime luci del sole a Monterosso, appena scesi dalle scale della stazione ferroviaria, uno spettacolo si spalanca davanti ai nostri occhi, una vista a 180° sul mar Ligure. Ci siamo lasciati invadere dall’entusiasmo e siamo schizzati sulla balconata, l’aria frizzantina della mattina, il rumore delle onde che si infrangevano contro la riva, il silenzio e la pace, il mare rifletteva le sfumature dell’alba.

Monterosso è la terra che offre le spiagge più ampie e accessibili fra tutte le Cinque Terre, il punto migliore dove trascorrere una giornata al mare, è la spiaggia di Fegina. Per trovare posto è consigliabile andare al mattino presto e se non sopportate molto i ciottoli armatevi di scarpette da scoglio.

Ci siamo messi subito all’opera per le prime foto che volevamo scattare, studiando posizioni e angolazioni. La mattina presto offre molto silenzio, pace e solitudine.

Questa foto è stata scattata dalla strada sopraelevata, mentre io mi trovavo sulla spiaggia di Fegina allo stabilimento Bagno Eden, e quello dietro di me è lo scoglio di Monterosso. 44°08’42.9″N 9°39’06.1″E

Abbiamo goduto qualche ora della spiaggia, prima dell’apertura degli stabilimenti, una colazione per darci la carica e pronti per riprendere il cammino. (Piccola confessione: ho rubato quattro sassolini da questo magnifico posto, mia madre e mia nonna mi hanno trasmesso la consuetudine di raccogliere e collezionare i sassi dai viaggi, per poi sentire l’emozione ai ricordi stringendoli fra le mani una volta portati a casa.)

Alla fine del lungomare passando sotto il tunnel si arriva alla parte antica di Monterosso, abbiamo acquistato il biglietto per il battello e nell’attesa dell’orario di partenza (alle 10:30) abbiamo esplorato questo primo borgo.

Battelli per le Cinque Terre

E’ possibile girare le Cinque Terre (tranne Corniglia) anche via mare, prendendo i battelli, i quali partono dai porti di La Spezia, Portovenere e collegano le Cinque Terre con Levanto.

Monterosso ha ispirato artisti e poeti provenienti da ogni dove, tra cui Eugenio Montale, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1975, il quale trascorse parte della sua vita presso quella che oggi è conosciuta come Villa Montale.

Preso il battello e approdati a Vernazza, siamo già affascinati dai magnifici colori della prima visuale sulle case-torre, arrivati ad un bellissimo porticciolo, forse uno fra i più belli in assoluto, ci siamo lasciati invadere dai profumi liguri, tutto è in festa, tutto è colorato e le persone sono sorridenti (nonostante la mascherina).

Ancora più eccitati di saziare la nostra sete di avventura cominciamo ad esplorare tutt’intorno, iniziando dalla via principale Via Roma, ma visto che a noi non soddisfano molto le vie troppo trafficate da orde di turisti, abbiamo sempre preferito i sentieri inesplorati o così ci piace credere, cominciamo a risalire i caruggi (vicoli stretti, tipici genovesi), passando da uno all’altro, come dei bambini in un parco giochi.

Infine, ci incamminiamo verso il punto panoramico dove abbiamo intenzione di scattare altre foto, che si trova lungo il sentiero Azzurro, precisamente nel tratto Vernazza-Monterosso, a circa 200 mt dal check point. Comincia il nostro aneddoto principale della storia, che Paolo non dimenticherà mai e che racconta sempre ai nostri amici.

Il Sentiero Azzurro

Il sentiero Azzurro costeggia il crinale per 12 km e collega le Cinque Terre. Per percorrere il sentiero Azzurro puoi avvalerti della Cinque Terre Card ed entrare gratis, altrimenti puoi pagare il pedaggio al check point.

Il terreno iniziale era battuto e tranquillamente percorribile, passato il check point ancora tutto bene ma Paolo comincia a notare l’abbigliamento dei turisti che scendono il sentiero, scarpe e bastoni da trekking, iniziano a sorgere in lui i primi dubbi, mentre io entusiasta non ci faccio nemmeno caso. Premetto che in tutto questo ho detto io a Paolo di indossare i mocassini, convincendolo che in foto sarebbero stati ‘più belli da vedere’, quindi lui indossava la maglia bianca, i pantaloncini corti e i mocassini!

Continuiamo a camminare in salita, sotto il sole che cominciava a scottare davvero, oramai erano le 11:00, la strada cominciava a farsi tortuosa e cominciano a spuntare i primi gradoni, poi i secondi, i terzi e la strada era totalmente dissestata, Paolo cominciava a soffrire davvero, non solo aveva i mocassini ai piedi, la quale pelle cominciava a cedere e a scivolare con il sudore, provocandogli enormi difficoltà e dolore, ma aveva anche uno zaino da 8 kg sulle spalle (con attrezzatura fotografica, viveri e abiti di cambio).

In mia discolpa, da google street view il terreno non appariva così dissestato, provare per credere. Inoltre non crediate che io sia fresca come una rosa in confronto, non immaginavo una scalata simile e un sole tanto cocente, io indossavo i miei (in quel momento ‘non’ amati) sandali gioiello ed un vestitino di raso (ideale per fare belle foto ma non per affrontare un sentiero da trekking), stavo sudando anch’io (unica salvezza per me è stata l’idea di farmi la coda di cavallo già da Monterosso, dopo l’esperienza in spiaggia, altrimenti con i miei 60 cm di capelli sarebbe stata una sciarpa in piena estate).

Alla fine della scalata, poiché per noi è stata davvero una scalata, considerate che le mie ginocchia arrivavano al petto per scalare i gradoni, siamo giunti ad una staccionata ricoperta di rete, per raggiungere il punto tanto sudato bisognava passare sotto essa e scendere attraverso un buco nella rete. Scende per primo Paolo, poi con grazia e forza mi prende in braccio e mi cala giù (il tutto, sempre stando molto attento al mio vestitino di raso che non si impigliasse nelle rete).

Ecco, detto questo finora, ditemi se per voi non è vero amore?! Tra sudore, imprecazioni e risate iniziamo a montare l’attrezzatura necessaria, mentre molti turisti ci scrutano dalla staccionata incuriositi. Iniziamo a scattare le nostre foto e non ho mai visto grondare di sudore così tanto Paolo come quel giorno, per cui se avete il desiderio di scattare delle foto in questo punto, consiglio di farlo la mattina presto (uomo avvisato mezzo salvato!!).

Le coordinate di questo punto sono le seguenti: 44°08’11”N 9°40’53”E e a circa 53 m dal livello del mare (quest’ultimo dato è solo per farti rendere conto che siamo a picco sul mare senza recinzioni).

Terminati questi scatti, siamo risaliti lungo la staccionata allo stesso modo in cui siamo scesi (sorvolando il fatto che Paolo abbia aiutato anche una turista a scendere, fare foto e risalire) per tornare al porticciolo di Vernazza, dove ci aspetta un nuovo sali e scendi. Si, perché avevamo in programma anche un altro punto panoramico dove scattare foto.

Quindi, diretti verso il lato opposto, circa 230 mt da uno svincolo di Via Roma. Partiamo dal caruggio di fronte alla pizzeria Fratelli Basso, esattamente Via M. Carattino e seguendo le indicazioni per Corniglia, arriviamo alla staccionata colorata, che avevo già visto in google street view e capisco di essere quasi arrivata. Poco più avanti sulla destra, eccolo, il panorama mozzafiato su tutta Vernazza. Questo è un altro punto dove ammirare una delle viste più belle.

44°08’03”N 9°41’04”E

Scattate diverse foto a noi e ai turisti che ce le chiedevano, siamo riscesi per prendere il treno verso Manarola. Manarola è un’altra tra le città che mi è rimasta nel cuore.

Dovete sapere che Manarola è il borgo più antico delle Cinque Terre, le sue acque profonde attraggono nuotatori e tuffatori da ogni dove, ed è il borgo con la più importante produzione vinicola.

Prima tappa in assoluto, il pranzo!! Dopo più di 24h svegli, un viaggio di 462 km e già 2 terre girate direi che sarebbe proprio ora. Immediatamente diretti verso il porticciolo, siamo stati rapiti dai tuffatori, i nostri occhi sono incollati a loro, ci trasmettono adrenalina e panico allo stesso tempo.

Dopo aver goduto di una serie di tuffi, la pancia comincia a brontolare davvero, giriamo a destra e iniziamo a percorrere la salita che porta al ristorante, dove avevamo deciso di pranzare. E’ il locale in assoluto più instagrammabile di Manarola, il Nessundorma. Offre una vista panoramica sensazionale ed è impeccabile, se volete davvero mangiare bene, godere di buona musica e di un’atmosfera romantica è il posto giusto!

Il ristorante non prende prenotazioni, (noi abbiamo fatto una fila di soli 20 minuti e ne vale davvero la pena) e accetta solo contanti. Il menù è semplice e genuino, basato sulla cucina mediterranea, con prodotti a km zero, pensate che sulla terrazza del locale c’è persino un piccolo orto. Detto questo, pancia mia fatti capanna! Abbiamo ordinato un tagliere di salumi e formaggi, delle bruschette, una focaccia e lo spritz.

La sensazione che si prova in questo posto è indescrivibile, sei avvolto dalla musica italiana, i ricordi (dell’infanzia o dell’adolescenza) riaffiorano, tutto è in festa, dove ti volti non vedi altro che gioia, del buon cibo e la splendida vista. Tanto felici da aver cominciato a cantare sopra la musica di sottofondo, un po’ per istinto e un po’ per sfida contro i francesi, che ignorano e storpiano totalmente la musica italiana, ahahah.

Più che soddisfatti, due ore dopo essere arrivati andiamo via e scattiamo qualche altra foto lì vicino, dove c’è anche l’area picnic attrezzata, esattamente al di sopra del Ristorante Nessundorma.

44°06’26”N 9°43’34”E

Un altro aneddoto che racconterò sempre, è successo proprio qui in questo preciso istante, mentre torno verso la macchina fotografica (posta sul treppiede) per vedere come sono venute le foto appena scattate, inevitabilmente mi si infila una grossa spina nel piede, SI! Una spina talmente tanto lunga e pungente da avermi perforato il sandalo e trapassato la pianta del piede!!!

Forse la mia punizione divina per aver fatto indossare a Paolo i mocassini? Non lo so, in ogni caso urlo dal dolore e saltello qua e là per cogliere l’attenzione di Paolo, che mi toglie immediatamente la spina dal piede. Come minimo in condizioni normali avrei zoppicato, ma sono in viaggio e questo mi riempe il corpo di adrenalina, sopporto tranquillamente sia il dolore che la stanchezza, quindi torno esattamente a fare quello che stavo facendo.

Mentre scendiamo la discesa del Nessundorma, proprio davanti a noi Paolo nota un cancelletto (aperto tra l’altro), si affaccia incuriosito e mi convince a seguirlo. E’ un’entrata davvero ridotta, con dei grossi gradoni che scendono verso il basso, devi accovacciarti per scendere, (non io che sono gnoma, Paolo!) Davanti ai nostri occhi si apre uno scorcio sul mare, meraviglioso! Così, rimontiamo il treppiede e la macchina e scattiamo di nuovo.

Non so se sono riuscita a prendere le coordinate esatte ma ve le lascio lo stesso 44°06’26”N 9°43’31”E

Soddisfatti soprattutto di aver trovato questo scorcio (a quanto pare sconosciuto al web), continuiamo ad esplorare il resto di Manarola.

Alle 16:24 prendiamo il treno per Riomaggiore, assolutamente volevo godere del tramonto di questo borgo. Appena arrivati, ispezioniamo subito la zona dove intendiamo scattare ‘la foto’, decisi e determinati come sempre! Non appena appurato il punto esatto, ci concediamo un po’ di relax per poter proseguire con l’esplorazione.

Riomaggiore probabilmente è stata la terra su cui ci siamo soffermati di più. L’abbiamo girata in lungo e in largo, quasi entrando in casa della gente. Si, perché le case sono talmente tanto vicine tra loro e chiaramente vicino alle strade che sembra quasi di esserci dentro.

Soprattutto in piazza vignaioli, appoggiati alla ringhiera che si affaccia sul porticciolo abbiamo lasciamo libera la nostra immaginazione, ci sono le “signore di una volta”che escono in terrazzo, con i loro grembiuli (probabilmente una boccata d’aria e una spiata ai turisti mentre cucinano la cena) e immaginiamo le loro conversazioni e i loro pensieri. Da questo punto si riesce a vedere davvero dentro le case (non perché ci piace ‘spiare’ ma piuttosto perché ci piace immaginare il modo in cui vivono, in cui parlano o pensano, insomma osserviamo le loro abitudini e immaginiamo il resto). Probabilmente se un Riomaggiorese leggesse questo articolo non gli farebbe molto piacere, sapere che i turisti osservano nelle loro case.

Quasi giunti all’ora x (un’ora prima), ci avviamo verso il porticciolo, risaliamo la scalinata e scendiamo verso gli scogli che affacciano sul mare. Con tantissima pazienza attendiamo ‘il nostro turno’ per poterci sistemare su una pietra abbastanza liscia e fotografabile.

Teniamo sempre presente che è il 15 agosto (per cui altissima stagione), il mio consiglio è, se si ha la possibilità, di andare a maggio o a settembre (avrete tutte le terre per voi).

Finalmente sistemati sul nostro scoglio, siamo diventati l’attrazione principale di tutta Riomaggiore, dai ragazzi che in costume ci guardano dagli scogli più vicini alla signora che fino a poco prima ci ha visti dal terrazzo affianco. Ma questo daltronde è ciò che accade a chiunque monti un treppidede con una macchina fotografica sopra e si posiziona al di là di essa in posa. In ogni caso, questa è la golden hour, ho atteso questo momento da tanto, l’ho letto e visto in ogni foto sul web.

Riomaggiore a quest’ora è davvero magica, tutto prende la sfumatura dell’arancio, le linee si addolciscono, il cielo si tinge di rosso e il mare imita le sfumature del cielo, per tramutarsi il tutto in un dipinto emozionante. Mi stringo a Paolo e tutto si fa davvero romantico, questa è una di quelle cose per cui sono davvero grata alla vita, il mio fidanzato e un tramonto spettacolare difronte a me.

La foto è stata qualche minuto prima del vero e proprio tramonto (e per evitare persone di troppo è stato ricostruito il paesaggio a Photoshop). 44°05’53”N 9°44’14”E

Finito tutto e soddisfatti di ogni cosa, riprendiamo il treno per La Spezia. Torniamo in camera, una doccia veloce, cambio d’abito, cena nei dintorni e poi dritti a letto. Il giorno dopo, di nuovo sveglia presto e pronti ad affrontare un’altra ricca giornata.

La prima tappa, di nuovo Riomaggiore. Vogliamo scattare altre foto, quelle che non ci sono state concesse il giorno prima (ferragosto), un po’ per la folla un po’ per i carabinieri sempre pronti a richiamare chi secondo loro aveva comportamenti vietati. Del tipo: è diventato ‘illegale’ fare foto sul muretto che si affaccia sul porticciolo, perché ritenuto non sicuro.

Ma alle 8 del mattino non c’è quasi nessuno e ci siamo rilassati con questo nuovo shooting fotografico. Alle 9 siamo già in partenza per terminare anche le foto a Manarola, dal momento che il giorno prima c’era troppa gente e avevamo dovuto rimandare. Scesi dalla stazione e diretti a Via di Corniglia, scattiamo le nostre foto, sbizzarrendoci davvero con il paesaggio circostante.

Terminata la nostra sessione di fotografica, riprendiamo il treno alle 10:17 diretti verso l’ultima terra che ci manca, Corniglia. Scesi in stazione, il caldo ci sta già uccidendo. Per raggiungere il ‘centro’ è possibile salire una lunga scalinata detta Lardarina, costituita da 33 rampe con 382 gradini, oppure percorrere la tortuosa Via della Stazione. C’è però una terza opzione, ovvero la possibilità di prendere la navetta. Se vi trovate in alta stagione e sotto il sole cocente FATELO!! Sempre con la Cinque Terre Card la navetta è gratuita.

Corniglia è il borgo più piccolo e disposto più in alto delle Cinque Terre, sorge su un promontorio alto circa 90 metri, circondato da vigneti posti su terrazzamenti a fasce. Ed è l’unico borgo a non affacciarsi direttamente sul mare.

44°07’11″N 9°42’31″E

Cominciamo la nostra esplorazione sulla via principale Via Freschi, che collega il centro storico al belvedere della terrazza di Santa Maria. Finalmente qui si sta al fresco, lontano da sole di agosto. Percorriamo i caruggi e scattiamo qualche altra fotografia. Arriviamo su una terrazza e una nuova vista si apre davanti a noi, il mare sconfinato.

44°07’10″N 9°42’24″E

Giunta l’ora di pranzo, ci fermiamo alla locanda Dau Tinola, proprio all’incrocio tra Via della Stazione e Via Freschi. Paolo ordina gli spaghetti ai frutti di mare ed io (volendo sempre provare la cucina tipica) ordino le trenette al pesto e una buona bottiglia di vino bianco della casa, niente secondo, siamo passati direttamente al dessert, un tiramisù condiviso. Rilassati e attrippati (come si dice qui a Roma) partiamo alla volta di Asciano, ma questa è un’altra storia.

In conclusione

Le Cinque Terre ci sono piaciute tantissimo, abbiamo avuto avventura e relax, il giusto mix che piace a noi. Goduto di mare e montagna con scorci bellissimi e posso consigliare questa meta sia a coppie che famiglie. Per quanto riguarda l’alloggio, come ho già detto è stato scelto per praticità, ma la città di La Spezia non ci ha colpito molto, probabilmente è perché abbiamo visto solo la zona della stazione, dal momento che abbiamo alloggiato all’Affitacamere ELVI.

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