Alla scoperta della regione del Molise

Prontissimi per una nuova avventura, dopo aver trovato questo luogo per caso su Instagram decidiamo di andarlo a visitare! Si tratta del Ponte Tibetano di Roccamandolfi, appena 177 km di distanza. Quindi, stilato l’itinerario e preparati i bagagli (si, perchè ci siamo portati il cambio abito, l’attrezzatura, cibo e acqua) partiamo al mattino presto per la volta del Molise!

Pur essendo la seconda regione più piccola d’Italia e con soli circa 310.000 abitanti, il Molise è ricco da un punto di vista sia naturalistico sia storico e ciò lo rende una meta interessante, anche per coloro che vogliono vivere delle vacanze avventurose.

La giornata si prospetta abbastanza nuvolosa e ventosa, sono molto preoccupata vista l’altitudine in cui andremo. Siamo appena arrivati a Roccamandolfi, un paesino situato alle pendici del Monte Miletto, la cima più alta del Matese(2.050 m), un massiccio montuoso dell’Appennino Sannita.

Il Ponte Tibetano

Arrivati sul posto, lasciamo la nostra auto lungo la stradina come da informazioni trovate sul web e vi assicuro che è assolutamente la soluzione migliore, più avanti vi spiegheremo il perché (inoltre consigliamo di arrivare al mattino presto per parcheggiare, nelle giornate più soleggiate e negli orari con maggiore afflusso potreste non trovare parcheggio).

Appena scendiamo dall’auto già avvertiamo le prime raffiche di vento, ma non sono proprio gelide come temevamo, fastidiose ma sopportabili. Caricate le nostre spalle dagli zaini ci incamminiamo per il percorso, il quale inizia proprio sulla sinistra della strada, lo si riconosce subito tramite il cartello di legno che riporta la segnaletica “Ponte Tibetano”.

Il sentiero è un po’ disconnesso, consigliamo le scarpe da trekking, per chi avesse solo quelle da ginnastica scendere potrebbe risultare un po’ difficoltoso ma non impossibile, consigliamo comunque molta cautela.

Costeggiando la sinistra incontriamo un bivio in cui a sinistra si prosegue verso il Ponte Tibetano e a destra verso il Castello, dove andremo in seguito.

Costeggiamo la sinistra e a circa 100 metri più avanti arriviamo al ponte, l’affluenza di gente si percepisce già (a piccoli gruppi certo, ma è costante e continua). Vi informo che l’ingresso al Ponte Tibetano è totalmente gratuito! Dapprima ho qualche timore, ‘Quali sensazioni mi aspetteranno?’ e ‘Avrò paura?’, ovviamente lo avrei superato nonostante la paura dell’altezza, anche attaccata addosso alla ringhiera.🤣

Cominciamo la nostra ‘traversata’ ma i miei timori si spengono improvvisamente, non ho paura, non avverto nessuna delle sensazioni immaginate. A metà ponte guardo di sotto per ammirare la bellezza dell’ambiente circostante. Questo Ponte Tibetano sospeso nel vuoto è stato realizzato con una rete metallica e sovrasta uno dei luoghi più belli e selvaggi del Molise, realizzato sul profondo canyon scavato dalle acque del torrente Callora.

Arrivati alla fine del ponte avverto un leggero capogiro, dovuto all’oscillazione del ponte (probabilmente grazie al vento e alle persone che dietro di noi lo stanno attraversando), tanto da farmi leggermente perdere l’equilibrio appena toccata la terra ferma.

Una volta arrivati al di là del ponte, girando a destra, si prosegue verso un sentiero molto stretto, questo si che mi fa molta paura. Al di sotto, vi è un burrone, il sentiero in questo caso è consigliabile percorrerlo solo a persone in grado di farlo, sicure e senza paure poiché non è protetto da ringhiere o steccati, alla vostra destra troverete solo il burrone, ed è davvero stretto.

Il sentiero costeggia la montagna e prosegue salendo verso il paese di Roccamandolfi, così ci hanno detto, perché noi non lo abbiamo percorso tutto, ho troppa paura, lo ammetto e quindi torniamo indietro.

Adesso è il momento delle foto, attendiamo a lungo il nostro turno per un momento di solitudine, Paolo mi ripete di aspettare l’ora di pranzo, ma questa sembra non arrivare mai. Appena arriva un momento libero, ecco che correndo arrivano ragazzini urlanti, in un altro momento, ci posizioniamo molto velocemente ma ecco che arrivano dei cafoni trash. Sono spazientita, alla fine attendiamo davvero l’ora di pranzo, per poter scattare in solitudine.

Finalmente si fanno le 12:40 e riusciamo a scattare le nostre prime foto. La piena soddisfazione giunge alle 13:00 quando finita la sessione di scatto decidiamo di tornare per mangiare un boccone. Quindi il mio consiglio per chi desidera scattare in solitaria è di arrivare per l’ora di pranzo, in modo da avere campo libero.

Tornati alla macchina, pranziamo e ci riposiamo. Curiosi di sapere andiamo a vedere il secondo parcheggio consigliato, ora che la maggior parte delle auto sono andate via, non abbiamo paura di perdere il posto in prima fila. 🤣 Si riconosce subito tramite il cartello nel bivio, entrati nel ‘cosiddetto parcheggio’ scopriamo che si tratta di tutto fuorché un ‘parcheggio’, ma bensì è una strada senza uscita, delimitata da dei massi e un cartello.

Così, sconsiglio vivamente questo ‘parcheggio’, meglio lasciare l’auto lungo la strada, a meno che come in foto, non abbiate un camper, in questo caso di sicuro questo parcheggio è più ‘largo’ del primo, ma sarà molto più difficile fare manovre nel caso dobbiate tornare indietro.

Il Castello

Tornati al parcheggio principale scendiamo e riprendiamo il percorso iniziale ma questa volta giriamo a destra verso il Castello, ora il vento si è alzato molto di più. Il sentiero per il Castello è tutto in salita, quindi gambe in spalla!

Più si sale e più si avvertono le raffiche di vento, salire al Castello è davvero difficoltoso, qui le scarpe da trekking le metterei quasi obbligatorie se non volete avere male ai piedi. Il sentiero è davvero ripido e disconnesso, appena arrivati ‘all’ingresso’ ancora non si capisce molto di questo posto, voltandoci, alle nostre spalle si apre un panorama favoloso!

La montagna ancora mezza innevata e le nuvole che la accarezzano è un panorama favoloso, non rinunciamo a scattare qualche foto qui, è davvero troppo emozionante!

Proseguiamo la nostra visita lungo le rovine del Castello, si perché è stato abbattuto circa 751 anni fa da Carlo d’Angiò.

Il piccolo centro del Matese ha origini medievali; la sua nascita risale molto probabilmente ai primi decenni del dodicesimo secolo, quando il territorio viene occupato e dominato dai signori Mandolfus, provenienti dalla Germania che qui costruirono una roccaforte. L’origine del nome viene scomposto proprio in “rocca“, dal latino fortezza, costruita in genere in un luogo elevato, e “Mandolfi” dal nome della famiglia che dominò la rocca.


Lo stesso nome subisce però nel corso dei secoli diversi cambiamenti: da Rocca Magenula a Rocca Minolfa, fino a Rocca Ginolfi. Solo dal 1737 viene ad assumere il nome ancor oggi in uso.
La rocca acquista ben presto un ruolo rilevante, anche dal punto di vista strategico, soprattutto per la difesa dell’accesso a questa parte del Matese. Nel 1221, Federico II ne ordina la distruzione proprio per evitare una resistenza ad oltranza al suo potere. L’ordine finale viene eseguito nel 1270 per volere di Carlo D’Angiò.

Il Castello è ricco di scorci davvero fotogenici, come potrete vedere dalle foto successive.

Il paesaggio tutto intorno è davvero incantevole, nonostante il vento fortissimo, io non riesco a pensare ad altro.

E vi assicuro che qui oggi il vento tira davvero tanto forte, forse la prima volta che lo vivo così in alto a 45 km/h !! Ci affacciamo dal punto in cui si vede il Ponte Tibetano sottostante, qui il vento diventa davvero insopportabile! Le raffiche mi spostano, letteralmente, riescono a farmi perdere l’equilibrio. Soddisfatti dei nostri scatti, torniamo indietro, ormai storditi dal vento.

Scendere è ancora più difficoltoso che salire, ho paura di inciampare e cadere addosso a qualche turista. 😅Scendendo notiamo le prime persone del primo pomeriggio che vengono a visitare questo posto, questo non può che rafforzare i miei consigli di visitarlo proprio durante l’ora di pranzo!

Poco prima di arrivare all’auto decidiamo di concederci degli ultimi scatti in mezzo all’erba alta ed è qui che perderò il mio amato cappello! 😫

Tornati in auto il nostro viaggio non finisce qui, pronti per la destinazione successiva! Non potevamo andarcene senza prima aver visto la Basilica Minore dell’Addolorata, a soli 10 minuti di macchina da Roccamandolfi, la si vedeva già lungo la strada dell’andata. L’architettura è davvero stupenda, e più che una basilica mi ricorda molto un castello, come quello delle fiabe.

La Basilica Minore dell’Addolorata

Si trova a Castelpetroso e secondo la testimonianza delle veggenti, la Vergine Maria apparve la prima volta il 22 marzo 1888 a due pastorelle di nome Serafina e Bibiana in località Cesa tra Santi, sulle pendici del Monte Patalecchia. A questa prima apparizione ne seguirono altre e, in seguito al riconoscimento di tale fenomeno, papa Paolo VI ha proclamato Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso patrona del Molise il 6 dicembre 1973.

Progettato in stile neogotico da Francesco Gualandi di Bologna, il Santuario è un inno a Maria e al Molise. Interamente scolpito in pietra locale, la prima pietra viene posata il 22 settembre 1890 e la consacrazione avviene il 21 settembre del 1975. Una gestazione lunga e difficile! Il Santuario sorge a pochi metri dall’antico tratturo percorso da pastori e pellegrini incastonato tra il verde dei boschi. Salendo fino alla cappella delle apparizioni si nota il significato progettuale, teso ad esaltare la sofferenza “offerente” di Maria.

Tutto l’ornato della facciata è opera di artisti della pietra locale, i fratelli Chiocchio di Oratino e i fratelli Pasquini di Pietrasanta. Le porte, maestose, in bronzo sono un inno di mariologia. Al di sopra dei portali tre mosaici rappresentano le tappe più significative di Maria: l’annunciazione, la crocifissione del Cristo e l’incoronazione di Maria unita al Figlio, opera della ditta Ferreri e Bacci di Pietrasanta.

La pianta del tempio simboleggia un cuore trafitto da sette spade. Colpisce il visitatore il percorso che conduce al Santuario. Lungo il viale, in un cammino di riflessione due suggestivi angeli, Michele e Gabriele, sono posti al limite del parcheggio e ricordano l’atteggiamento in cui deve porsi il pellegrino.

Una gigantesca pietra richiama al paganesimo e al senso del sacrificio incarnatosi poi in Cristo, per portare a compimento la rivelazione. In alto spiccano tra croci, a significare la salvezza che passa attraverso la sofferenza, annunciata con le parole di Paolo all’Areopago, che si leggono in una stele. Incontriamo poi, sul piazzale antistante, un altare, di 80 quintali in cui Giovanni Paolo II in visita al Santuario celebrò l’eucarestia il 19 marzo 1995 e dietro un bronzo raffigurante l’Assunta, dono del 50° anniversario di Sacerdozio di Mons.

Voglio una foto particolare, qualcosa di unico ma ho paura di essere accusata di ‘eresia’, non ho mai fatto questo tipo di foto difronte una chiesa, ma poi ripensandoci non c’è nulla di male, il mio intento non è di certo eretico. Mi cambio veloce dentro l’auto, nel momento esatto in cui le persone tutte intorno se ne vanno, scendo dall’auto (parcheggiata sapientemente di fronte) e mi fiondo sulla scalinata e cominciamo a scattare.

Nonostante le poche persone ho già gli occhi addosso! Certo, fanno 12 gradi, il meteo è quasi prossimo alla pioggia e io serenamente sbracciata come fosse una calda giornata d’estate 😂 Devo dire però che quando devo posare per le foto non avverto il freddo anzi sono abbastanza a mio agio con il clima.

Appena finito di scattare però mi sono subito rifiondata nell’auto, l’imbarazzo era tanto, e l’aver avuto anche gli occhi addosso di una suora non mi è stato d’aiuto, anzi, mi ha convinta ancora di più ad andarcene! Avrei voluto visitarla al suo interno, ma con quale faccia adesso??? 🤣 Sarà per la prossima volta! Intanto vi lascio con il nostro scatto. PS: Ovviamente non c’era questo tramonto.

E con questo si conclude il nostro viaggio alla scoperta del Molise, lo so è stato abbastanza breve, ma appunto per questo non vediamo già l’ora di tornare per scoprire nuovi luoghi e magari questa volta visitare la Basilica Minore dell’Addolorata. 😅

Share:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *