Civita di Bagnoregio, La città che muore:

16 gennaio 2021, ultimo giorno in zona gialla prima di diventare zona arancione. Avevo davvero bisogno di una nuova avventura, una nuova esperienza, ho cercato a lungo un luogo da poter visitare, visto che non conoscevo le condizioni di molti siti (es. fango, ecc) e non sapevo con esattezza cosa fosse aperto o meno, viste le restrizioni anti-covid. Alla fine di attente ricerche, decidiamo di andare a Civita di Bagnoregio (io che non l’ho mai visitata).

Civita è una frazione di Bagnoregio, in provincia di Viterbo nel Lazio. Venne fondata dagli Etruschi 2500 anni fa, costruita sulla vetta di un’altura di tufo per godere di una posizione strategica per il commercio, grazie alla vicinanza con le più importanti vie di comunicazione del tempo. La struttura urbanistica dell’intero abitato è di origine etrusca mentre l’intero rivestimento architettonico risulta medievale e rinascimentale. Già in epoca etrusca dovettero fronteggiare i problemi di sismicità e di instabilità dell’area, quindi costruirono opere di canalizzazione delle acque piovane e di contenimenti dei torrenti, allo scopo di proteggere Civita dai terremoti. Con l’arrivo dei Romani, vennero riprese le opere dei loro predecessori, ma dopo di loro queste furono trascurate ed il territorio ebbe un rapido degrado e portò infine all’abbandono.

Soprannominata la città che muore, per via della costante erosione delle rocce di tufo su cui si trova, rischia di far scomparire il borgo, il quale fa parte dei ‘borghi più belli d’Italia’, è entrata di diritto tra i 15 posti del mondo che meritano di essere visitati prima che scompaiano per sempre.

Dopo questa breve descrizione iniziamo con il racconto del nostro viaggio.

Partiamo con calma (stavolta) verso le 11:00, una piccola sosta per il pranzo e alle 14:20 arriviamo al parcheggio Piazza Alberto Ricci.

Il parcheggio è a pagamento e costa 2€ l’ora, non è possibile parcheggiare l’auto più vicino, perché i parcheggi più vicini sono riservati ai soli residenti.

Scesi dalla nostra auto carichiamo l’attrezzatura, stavolta con il nostro nuovo zaino Manfrotto che ci hanno regalato per Natale e la nostra nuova Reflex Nikon. Imbocchiamo la stradina che porta al belvedere e il panorama si apre dinanzi a noi a strapiombo su Civita di Bagnoregio sottostante e i sui calanchi circostanti. Da questo punto si scattano delle foto favolose e pensate che nelle giornate di nebbia quest’incredibile borgo sembra letteralmente sospeso nel vuoto!

42°37’32.4″N 12°06’25.2″E

Entusiasti di andare a visitare il borgo, scendiamo le scale e già da qui il freddo cominciare a pizzicare (la temperatura è di 5°), percorriamo la discesa (Via Bonaventura Tecchi) che porta fino al botteghino dove fare il biglietto, che costa 5€. Ed ecco davanti a noi il ponte che collega a Civita.

Originariamente il borgo di Civita era unito da una lingua di terra a Bagnoregio, ma con le continue erosioni e il terremoto del 1695, hanno trasformato quel terrapieno in un vuoto che oggi separa irrimediabilmente Civita di Bagnoregio dal resto del mondo. E l’unico accesso al borgo è un ponte lungo 300 metri che fu costruito nel 1965. Il precedente ponte fu distrutto, fatto saltare dai tedeschi nel 1944, durante la seconda guerra mondiale. Chiamata la città che muore anche per il fatto che rimase senza collegamento per ben 21 anni, all’epoca destinata a morire.

Iniziamo a percorrere il ponte entusiasti, ma già cominciamo ad avvertire più freddo di prima. Raggiungiamo il punto in cui volevamo scattare delle foto, mentre cominciamo a montare l’attrezzatura subiamo le prime raffiche di vento, cerchiamo di essere veloci ad impostare bene la macchina fotografica ed a cominciare a scattare. Il vento inizia a farsi più irruento, raffiche a 30km/h si abbattono su di noi, mentre stiamo scattando le foto, iniziamo a vedere la fotocamera oscillare e per un momento sembra che anche il ponte oscilli, impauriti da tutto ciò torniamo immediatamente alla fotocamera, ma con le mani ormai congelate non riesco neppure a pigiare i tasti. Non desistiamo, riproviamo a scattare ancora e dopo un’ora ormai ibernati dal freddo, ci accontentiamo degli scatti ottenuti e proseguiamo il nostro cammino, nella speranza di scaldarci un pochino. Ma così non avviene, le mie dita hanno perso il tatto, non riesco più a sentire gli oggetti e non riesco a piegarle, addirittura non sento nemmeno quando si piegano, devo vederlo con i miei occhi per saperlo, insomma non avverto più le dita.

Arrivati all’ultimo pezzo di salita, il più ripido tra tutti, con una pendenza prossima del 20% , inizio ad arrancare e a sentirmi soffocare dalla mascherina, mentre Paolo non avverte assolutamente nessuna fatica ma solo freddo, vuole affrettarsi ad entrare nel borgo, lasciandomi indietro morente di tutto.

Scherzo!! Ovvio che mi ha aspettato! Giungiamo finalmente alla porta di Santa Maria, l’unica porta rimasta per accedere a Civita. In origine le porte erano due con Porta della Maestà, da cui si diramava una stradina, che secondo la leggenda conduceva alla fonte termale posta alla sottostante Valle dei Calanchi e che inoltre, spiegherebbe la derivazione del nome Balnoregium (traduzione letterale di “Bagno del Re”).

Ed eccoci entrati a Civita di Bagnoregio, finalmente il vento ha smesso di colpirci. Si apre dinanzi ai nostri occhi uno scenario medievale, sembra che qui il tempo si sia fermato. Girovaghiamo per i vicoli, purtroppo non possiamo accedere a nulla, è tutto chiuso per colpa del covid, ma ci divertiamo lo stesso. Il borgo è abitato da sole 9 persone, ma credo che il numero di gatti sia altroché superiore, quindi possiamo supporre che siano più gatti che persone.

Una cosa mi è rimasta impressa di questo borgo, una targa, con su scritta una poesia:

Giunto così in alto, 
mentre vaghi per le vie di questo antico borgo,
 sii rispettoso.
 Della sua storia,
 ora fatta di silenzio di voci portate dal vento,
 di fiori che sono la vita
 abbi cura. 

La poesia è del professor Giuseppe Medori, l’ho trovata davvero bellissima. La targa si trova sul vicolo che da Piazza San Pietro, detta Colesanti, conduce a Piazza San Donato.

Il borgo rimpicciolisce di 7 cm ogni anno ma sono diversi i sistemi che si sono trovati per minimizzare i danni agli edifici. Ad esempio, nella parte nord di Civita, si presenta già l’idea di un crollo, una casa che ha subito una grande frattura a metà anni 80-90 e per mettere il tutto in sicurezza, sono stati realizzati 7 pozzi strutturali profondi 16 metri, a cui sono stati ancorati dentro la roccia molti tiranti e questo ha aiutato a stabilizzare lo sperone di rupe che si stava staccando e stava per crollare a valle.

Ci lasciamo incuriosire dai vicoletti di Civita che ci hanno regalato panorami meravigliosi. Ad esempio questo qui sotto, il panorama sulla Valle dei Calanchi.

I calanchi sono un fenomeno geomorfologico di erosione del terreno, che si produce per l’effetto di dilavamento delle acque su rocce argillose degradate. 2 milioni di anni fa, nel periodo del Pliocene vi era il mare e 1 milione di anni fa queste zone si sollevarono di diverse centinaia di metri e lì cominciò l’erosione. Quindi oggi le argille della Valle dei Calanchi sono quello che rimane dell’antico fondale del Mar Tirreno. Terminata la nostra passeggiata ma non il nostro racconto, ci rechiamo verso la Porta di Santa Maria per scattare una foto e immortalare il momento.

Riscendiamo lungo il ponte e non riesco a trattenermi, nonostante il freddo a scattare altre fotografie.

Risaliamo lungo quella che all’andata fu una dolce discesa, adesso assomiglia più ad un’arrampicata, il sole è calato e stiamo davvero soffrendo il freddo. Risaliamo le scale e poco prima di tornare in auto ci fermiamo ad ammirare Civita dall’alto, dal belvedere, e questa è la vista dopo il tramonto, quando il cielo si tinge di rosa.

E prima di concludere vi svelo un’altra curiosità, Civita è diventata famosissima in tutto il mondo, soprattutto in Giappone. Si dice che il famoso regista Hayao Miyazaki, sia venuto qui tanti anni fa, abbia visitato Civita di Bagnoregio e l’abbia trovata come se stesse galleggiando tra le nuvole, un’atmosfera non rara in questo luogo e in quel momento si sia ispirato per un film, indovinate quale? Laputa il castello nel cielo.

Io non lo sapevo e ne sono rimasta assolutamente sorpresa!! Ho visto mille volte Laputa e non ho mai pensato a questo aneddoto, adoro i capolavori di Miyazaki.

In conclusione

Questa visita è stata davvero bellissima e contiamo di tornare in primavera o in estate magari, sperando di poterne godere senza covid.

Un consiglio, se desiderate visitare questo magnifico borgo (prima che scompaia) potrete farlo da marzo a ottobre, in cui il meteo è spesso dei migliori, ma se il vostro intento è scattare fotografie con la minima presenza di turismo, il periodo è da novembre a febbraio, soffrirete il freddo ve lo garantisco, ma ne varrà la pena per le foto.

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