La Pedrera (Casa Milà) e l’ingegno di Gaudí

Info:

  • L’ingresso è a pagamento (assolutamente consigliata la prenotazione online), costa 25€ e comprende la visita in autonomia con audioguida al tetto, al sottotetto, a uno degli appartamenti, al cortile dei fiori e al cortile delle farfalle.
  • Orari: 9:00-20:30 (visita giornaliera) / 20:30-23:00 (visita notturna) – per maggiori info riguardo gli orari o eventuali giorni di chiusura consultare sempre il sito ufficiale.

L’edificio rivoluzionario

Casa Milà, è l’ultima opera civile di Antoni Gaudí, iniziata nel 1906 e completata nel 1912. Inserita nell’elenco del patrimonio mondiale nel 1984.

Nota anche come La Pedrera, rinominata così dai Barcellonesi in senso dispregiativo, perché considerata all’epoca ‘grottesca’ e ‘orribile’ per il quartiere lussuoso dove si trova, il Passeig de Gràcia. Il nome “Pedrera” deriva dal suo aspetto esterno, che vede un grande utilizzo della pietra, prevalentemente per la progettazione della facciata e dei balconi, Pedrera significa infatti “la cava”.

La Casa Milà è una vera e propria scultura, con questa facciata si arriverà alla destrutturazione di un’architettura basata su linee e angoli retti. Gaudì appassionato di anatomia progetta il suo edificio come un corpo ricoperto di pelle.

La Casa è stata commissionata a Gaudì dalla famiglia Milà (Pere Milà e Roser Segimon), con la richiesta di progettare un’edificio che oltre alla loro dimora prevedeva un ventina di appartamenti da affittare, un parcheggio, un sottotetto e una terrazza.

I pilastri

I pilastri costituiscono le ossa dell’edificio e la pietra è la carne, essi salgono per 6 piani fino al sottotetto e costituiscono la base dell’edificio.

La facciata

La facciata non è una parete portante, ma una copertura che ricopre le travi metalliche dell’armatura, si può modificare a piacimento, torcere, ondulare, creando l’impressione che tutto l’edificio si muova a ritmo di queste ondulazioni.

I Patii

Il primo patio è circolare, e il secondo ha la forma ovale, concepiti come un luogo di vita, punto di incontro e fonte di luce, una vera novità per l’inizio del XX secolo. Rompendo la tradizione, Gaudì decise che un patio non sarebbe stato più la parte più o meno insalubre di un edificio. Tra i due patii c’è un pozzo di ventilazione, sono collocate qui le tubazioni e le ventilazioni di cucine e bagni.

Il Parcheggio

Pensate che il parcheggio che ha costruito Gaudì non era solo per le carrozze, bensì addirittura per le automobili e all’epoca era uno dei primi d’Europa che si trovasse all’interno di un edificio (oggi è una sala conferenze).

La porta principale

Guadì voleva un’edificio aperto, senza frontiere fra l’interno e l’esterno, per questo la porta principale è una sorgente di luce che protegge ma non cela. All’epoca non si conoscevano i vetri di grandi dimensioni e Gaudì si inventa un mosaico di forme irregolari di piccoli vetri.

La Casa Milà non è solo un’edificio di appartamenti ma anche una residenza privata: una scala monumentale era stata concepita per la famiglia Milà che conduce solo al primo piano e dal patio ovale avevano diritto ad un secondo accesso privilegiato, un’altra scala sospesa nel vuoto che sottolinea nuovamente il posto di privilegio riservato ai committenti. La residenza dei Milà si trova al Piano Nobile, il primo, occupa tutta la superficie dell’immobile e circonda entrambi i patii (oggi è un vasto salone per esposizioni temporanee).

Alla signora Milà non piacque l’arredamento disegnato da Gaudì: divani, poltrone, lampade, infissi e mobili, non riflettevano il desiderio di vero lusso. Cambiò la decorazione dell’appartamento con un arredo neoclassico che corrisponde maggiormente alla sua idea di ricchezza. Ma solo dopo la morte dell’architetto, nel 1926, per coprire le decorazioni ondulate del soffitto e delle colonne riccamente lavorate. Recentemente su due di queste sono state riportate alla luce due strane incisioni: Oblida (dimentica) e Perdona (perdonami).

Un’altra novità nell’edificio è riservata solo agli affittuari, l’ascensore come unico mezzo di accesso ai piani, imponendo alla borghesia dell’epoca di rinunciare alla scalinata padronale. Ma in realtà in fondo agli appartamenti esiste una piccola scala che ha solamente una funzione tecnica: di servizio e di emergenza. La scala ha un atrio piccolo e discreto in un angolo del patio, perché sia ben chiara la preminenza dell’ascensore.

L’assenza di pareti portanti, come dell’arredamento dei Milà, da a Gaudì una grande libertà nell’organizzazione degli spazi interni, i corridoi si possono modificare, le stanze possono essere più grandi o più piccole, ogni appartamento è differente e la sua disposizione è variabile.

Gli appartamenti

E’ possibile visitare uno degli appartamenti che i Milà avevano affittato, in cui è possibile trovare delle riproduzioni di tutti gli ambienti, si ha veramente la sensazione di fare un salto nel passato.

Troverete la stanza dei bambini, quella per stirare, la cucina, la sala da pranzo e moltissimo altro.

Sapete come si distingue l’area nobile da quella di servizio? Dal pavimento! L’area nobile ha il pavimento in legno (parquet) mentre l’area di servizio presenta le piastrelle. Ma anche dal soffitto! I soffitti dell’area nobile sono decorati con sfumature ondulate e riferimenti alla natura. Dalla vista delle finestre! La zona nobile ha sempre la vista su Passeig de Gràcia e sull’oceano, mentre la zona di servizio sul patio interno o sulla parte posteriore.

Innovazioni:

All’interno dell’appartamento ci sono già le porte scorrevoli per separate i due ambienti.

In cucina durante quegli anni si utilizzava il carbone ma a La Pedrera si aveva già anche l’impianto a gas, una vera innovazione! Il carbone veniva immagazzinato nel mobile bianco e a fianco troviamo il frigorifero, che funzionava con il ghiaccio, lo mettevano dentro e potevano mantenere il cibo fresco.

Gaudì era un vero pioniere dell’architettura e dell’innovazione, tutte le sue forme sono concepite per essere ergonomiche, osservate bene anche le maniglie delle porte.

Al personale di servizio non era permesso usare l’ascensore, dovevano usare le scale (ce ne sono ben 3 che collegano gli appartamenti, considerate scale di servizio) e rispettivamente ci sono le porte di servizio per accedere agli appartamenti, differenti dalle porte dei nobili.

Il sottotetto

Usando le scale di servizio si arriva anche al sottotetto, utilizzato dalla servitù per fare il bucato, stendevano una corda da un arco ad un altro e utilizzavano le finestre ai lati per ventilare l’area.

Il sottotetto che sostiene la terrazza è stato concepito con l’idea di costituire una camera di protezione per l’edificio e una copertura. Non sono pilastri quelli che strutturano questa parte dell’edificio ma archi catenari di mattoni che aumentano la resistenza strutturale dell’edificio. Nemmeno le colonne di mattoni sono pilastri, servono a nascondere le scale che portano alla terrazza. La sensazione è quella di trovarsi all’interno della pancia di una balena con gli archi catenari che simulano la spina dorsale.

La terrazza

All’inizio del XX secolo il terrazzo era ancora considerato come uno spazio dove allevare piccioni o piazzare corde per stendere i panni. Tutti gli elementi decorativi hanno anche una funzione pratica: la parte superiore delle scale di accesso, le torri di ventilazione, i comignoli e i depositi d’acqua.

I comignoli a volte sono collocati singolarmente e a volte a gruppi, per la dispersione di fumo in uscita. Gaudì entrò in conflitto con le ordinanze municipali dato che la terrazza occupa un volume eccessivo, inoltre attorno ai vertiginosi patii non vi erano ringhiere di sicurezza e Gaudì non era nemmeno intenzionato a installarle. Ma si barattò l’installazione delle ringhiere in cambio della transigenza sull’eccessivo volume della terrazza.

I comignoli assomigliano a soldati con l’elmetto, considerati i guardiani della casa.

Mentre questo dietro di me è una torre di ventilazione, in riferimento all’elemento del fuoco.

Lo sapevi che…?

Alcuni sostengono che George Lucas, il regista e creatore di Star Wars, sia stato ispirato proprio a questi caminetti per la progettazione degli elmi dei soldati imperiali.

Sapevi anche che su un gruppo di questi comignoli sono rappresentati dei simboli? Abbiamo da un lato, un cuore, il quale si dice sia rivolto verso la città natale di Gaudì, Reus, mentre dall’altro lato troviamo una goccia, rivolta alla Sagrada Familia. Alcuni sostengono che dovrebbe rappresentare il rammarico di Gaudì di non riuscire a vedere una delle sue più grandi opere compiute.

Dalla terrazza della Pedrera si vede la Sagrada Familia. L’architetto creò uno spazio da cui ammirare la sua opera più importante: la Sagrada Familia.

La cosa curiosità è che Gaudì non ha lasciato nessun documento riguardo a cosa lo avesse ispirato durante la progettazione della terrazza perché voleva che ciascuno potesse dare la propria interpretazione, qui non esistono né omogeneità né punti di vista privilegiati.

I Materiali più particolari

Gaudì amava il bricolage e i mosaici, infatti possiamo ritrovare questa sua passione in tanti monumenti, come su questi camini, fatti con pezzi di bottiglie di vino di cava, si dice siano le bottiglie vuote della festa dell’inaugurazione dell’edificio.

La tecnica del ‘Trencadis’

Si tratta dell’applicazione di frammenti o di pezzi di vetro tagliati in modo irregolare per ricoprire una superficie. Antoni Gaudi per realizzare le sue opere utilizzò non solo i frammenti irregolari di ceramica, marmo o vetro, ma anche pezzi di ceramica e porcellana di scarto, come piatti e tazze da caffè.

Conflitti e disappunti

Per completare l’edificio Gaudì voleva issare una statua della Vergine Maria sulla sommità. I signori Milà sono molto devoti ma avevano chiesto un edificio da affittare e non una cattedrale.

«Ho concepito quest’opera come un monumento alla Vergine del Rosario, perché a Barcellona mancano monumenti.» – Gaudì

I conflitti tra i signori Milà e Gaudì raggiunsero una tale dimensione da essere riportati nei giornali satirici: “balconi degenerati dove non si può nemmeno stendereoppure “gabbia di ratti e coccodrillifino ad arrivare a “parcheggio per dirigibilisi somma il periodo iconoclasta che Barcellona stava vivendo nell’estate del 1909.

Qualsiasi figura sacra e qualsiasi luogo sacro veniva distrutto e incendiato. Proprio per questo motivo i signori Milà rinunciarono alla dedica mariana, così pure Gaudí concedendosi una semplice dedica che troviamo lungo la facciata: Maria piena di grazia.

Il progetto di Casa Milà oltre ad essere deriso dalla stampa umoristica era oggetto di continui conflitti con le ordinanze comunali. La colonna che sporgeva sul marciapiede di oltre un metro e la mansarda superava di determinati metri il limite costruttivo a concessione. Di tutta risposta Gaudí rispose

«diles que si quieren cortaremos el pilar como si fuera un queso y en la pulida superficie restante esculpiremos una leyenda que diga: ‘Cortado por orden de l’Ayuntamento según acuerdo de la sesión plenaria de tal fecha’»

ovvero di tagliare la parte della colonna e nella parte rimanente incidere “tagliata per ordine del Comune secondo la norma”.

Ma la colonna è ancora lì e la terrazza non subì alcun cambiamento poiché nel progetto Gaudiano avrebbe previsto una statua della Vergine Maria e quindi come edificio monumentale poteva non rispettare quella regola.

Il pensiero Gaudiano

Nel 1910 Guadì, furioso con i committenti, entrò per l’ultima volta nel cantiere incompleto di Casa Milà e abbandonò i lavori prima del loro termine, lasciando ai suoi collaboratori “le chiavi di casa”. I Milà si rifiutarono di pagargli l’intero onorario e si arrivò a una causa giudiziaria che vincerà l’architetto e la famiglia dovette ipotecare la casa per poterlo pagare.

Lavata l’offesa Gaudí donò la totalità dell’importo a un convento: finalmente la sua offerta mariana si è compiuta.

Infine la signora Milà negli anni ‘40 si rese conto di non potersi permettere la manutenzione dell’intera casa e dovette vendere la casa nel 1946. I signori Milà hanno vissuto nel loro appartamento fino alla morte e dopo di loro, diversi proprietari hanno abitato in quel appartamento, fino ad appartenere alla fondazione privata.

Sapevi che alcuni appartamenti nella Pedrera sono di proprietà privata e ancora abitati?

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