Visitare Ponza in inverno

Finalmente in ferie, non proprio come previste data l’ancora attuale pandemia ma almeno posso avere un po’ di riposo. Non possiamo ancora viaggiare, ma con queste belle giornate di sole è inevitabile sognare mete lontane e paradisiache, abbiamo bisogno di una fuga nel weekend ma siamo ancora confinati nella stessa regione. Dove andiamo? Colpo di genio, Ponza! Il clima lo permette, non l’abbiamo mai visitata e in inverno è sicuramente poco frequentata. Stilo un nuovo itinerario ricco di avventura, calcolando tutti i tempi.

Ponza è situata nel Mar Tirreno centrale, difronte al Golfo di Gaeta, è la maggiore isola per estensione delle isole Ponziane, di cui fanno parte anche Gavi, Zannone, Palmarola, Ventotene e Santo Stefano. Ponza ha visto un susseguirsi di popolazioni: gli Osci, i Volsci, i Fenici, i Greci, fino ai Romani e ai Saraceni, i Benedettini e infine i Borbone del Regno di Napoli.

Se solo avessi avuto una guida come quella che sto scrivendo, sarebbe stato tutto più facile. Mi avrebbe fatto risparmiare molto più tempo per poter visitare più posti possibili, dal momento che l’Isola di Ponza purtroppo è sprovvista di indicazioni e persino su Google Maps non è del tutto mappata, quindi continua a leggere questa guida per avere ben chiaro cosa visitare a piedi, come raggiungere i luoghi d’interesse e i tempi di percorrenza.

Innanzitutto è possibile raggiungere questa isola con i traghetti e gli aliscafi che partono dal porto di Formia (tutto l’anno) oppure da Anzio, San Felice Circeo, Terracina e Napoli (in estate). Da Formia si impiegano circa 2:30 in traghetto (in inverno c’è solo questo) e circa 1 ora in aliscafo (in estate). Per prenotare il traghetto abbiamo utilizzato LazioMar.

Così alle 6:30 di sabato 27 febbraio 2021 siamo già in viaggio verso il porto di Formia, dove prenderemo il traghetto. Arrivati convalidiamo i biglietti, ci prendono la temperatura e ci imbarchiamo entusiasti di questa nuova avventura.

Alle 9:00 parte il nostro traghetto e già comincio a sentirmi strana, purtroppo a volte soffro di mal di mare e ho costretto Paolo a tenermi occupata per almeno un’ora e mezza, a parlarmi, a tenermi distratta e a non farmi guardare fuori, fino a quando è crollato e si è messo a dormire.

Finalmente alle 11:45 arriviamo a Ponza! Il cielo era completamente bianco, il meteo prevedeva sole e invece era tutto nuvoloso, ma questo non ci scoraggia. Ci dirigiamo subito al bar di fronte dove acquistiamo 8 biglietti per l’autobus (senza perdere tempo successivamente ce li procuriamo in anticipo), il biglietto ha un costo di 2 € per singola corsa e subito dopo ci dirigiamo verso l’hotel per posare i nostri bagagli.

Abbiamo avuto il piacere di alloggiare allo splendido Piccolo Hotel Luisa, dove ci accolgono con cortesia. La nostra stanza è già pronta, quindi veniamo accompagnati e lasciamo i bagagli.

Pronti a partire verso la nostra prima tappa, in realtà siamo già in ritardo sulla tabella di marcia (il traghetto ha impiegato più del previsto) quindi gambe in spalle! La nostra prima tappa è raggiungere Monte Guardia!

Monte Guardia

Il sentiero di Monte Guardia è stato realizzato dai coloni ischitani, che già a partire dal ‘700 si insediarono nell’aerea che domina il porto di Ponza detto “Gli Scotti”. Il sentiero percorre il versante nord del colle che delimita il settore meridionale dell’isola e che raggiunge la quota più elevata a 280 metri sul livello del mare.

Il percorso è ovviamente tutto in salita, e nella prima parte attraversa il centro abitato, passiamo il ristorante “Monte Guardia” (sulla sinistra), proseguiamo fino ad arrivare alle ultime case di Via Scotti di Sopra, a partire da quota 110 s.l.m. il sentiero si immerge totalmente nella macchia mediterranea, lungo tutto il percorso è possibile trovare ceramiche dipinte raffiguranti la passione di Gesù.

Lungo la mulattiera troviamo un bivio: a sinistra si va verso il Faro e a destra si va verso il sentiero “Il Fieno”. Prendiamo per primo il sentiero a sinistra verso il Faro, poco più avanti troviamo un secondo bivio in cui a sinistra c’è “Bagno Vecchio” e a destra si prosegue per “Il Faro”, proseguiamo per il Faro e alla nostra destra troviamo una scalinata bianca, in cima la chiesetta Madonna della Civita.

Madonna della Civita

Madonna della Civita fu costruita nel 1954, per volere di Monsignor Luigi Dies parroco di Ponza, in onore della Madonna della Civita, la cui festa si celebra il 21 luglio. In questa giornata, avviene una suggestiva processione, con il quadro raffigurante la Madonna della Civita, tra i viottoli di campagna ed è seguita da gente che arriva da ogni parte dell’isola.

Riscendendo la scalinata della chiesetta a destra si prosegue verso Il Faro, la strada per raggiungerlo però è incerta, non ho trovato molte informazioni su internet riguardo quest’ultima, le poche che ho trovato risalgono a diversi anni fa e già parlavano di crolli e chiusure, inoltre non è per niente segnalata (questo significa che va cercata da sè).

Visto che siamo ancora in ritardo sulla tabella di marcia decidiamo di tornare indietro. Tornati al bivio, ci affacciamo a “Bagno Vecchio”, dal quale però non è più possibile accedere a causa di un crollo nel 2019, la via è stata sbarrata e ci si può fermare solo ad ammirare il panorama dall’alto.

Bagno Vecchio

40°53’19”N 12°57’47”E

Bagno Vecchio, così chiamato perché ospitava un “bagno penale”, giacché in epoca borbonica, vi erano costretti i prigionieri che lavoravano per estrarre pietre dalle cave. La bianchissima falesia di tufo è l’ultima testimonianza di un’antica attività vulcanica, da tale evento prese origine un cono vulcanico di tufo, eroso nelle migliaia di anni successive dal moto ondoso.

Ci fermiamo per scattare qualche foto e due curiose caprette sono venute a porgerci i loro saluti dall’alto di un recinto, una volta pronti e soddisfatti degli scatti ripartiamo ripercorrendo il sentiero dell’andata e questa volta proseguendo verso Monte Guardia. Gran parte del tracciato è intagliato in una dura roccia di colore grigio scuro di cui è composta l’intera cupola di Monte Guardia, si tratta di una roccia vulcanica (trachite) prodotta circa 1 milione di anni fa dal raffreddamento dei magmi eiettati da un antico vulcano di cui oggi restano poche traccie riconoscibili.

Lungo la mulattiera troviamo un nuovo bivio con dei cartelli, a destra si va verso la località “Il Fieno” e la cantina “Antiche Cantine Migliaccio” dove viene imbottigliato il vino prodotto nella medesima località.

Ancora 500 metri alla vetta! Proseguiamo dritti, stanchi e sudati non vediamo ancora la fine, la strada è sempre più sconnessa e faticosa, ma poco dopo finalmente spunta il Semaforo in mezzo alla vegetazione, entusiasti di vederlo, segno che siamo quasi arrivati, riprendiamo le forze e arriviamo alla sommità del monte.

Il Vecchio Semaforo

Il Vecchio Semaforo era una Stazione Militare impiegata per i rilievi meteorologici e di segnalamento attivo fino agli ‘50.

40°53’3”N 12°57’23”E

Finalmente possiamo fare la sosta per il pranzo e alleggerire un po’ il mio zaino, soprattutto dai 2 litri d’acqua portati sulle spalle. Rifocillati e riposati in questa breve sosta, ci spostiamo verso il versante sud del promontorio, seguendo un piccolo sentiero in pianura. Passiamo di fianco ad un rudere di una vecchia garitta di epoca fascista, qui un emozionante panorama si apre dinanzi a noi. Il mare sconfinato e di sotto Punta della Guardia e il suo Faro.

Punta della Guardia

40°52’57”N 12°57’15”E

Cominciamo a scattare le nostre foto e nel mentre il verso di un falco spezza il silenzio, rimbombando tutt’intorno, è così emozionante. Finita la sessione fotografica, facciamo dietro front e ripercorriamo il sentiero dell’andata.

Per percorrere questo sentiero in media ci si impiegano 2 ore e mezza, presenta una difficoltà media, con un dislivello di circa 500 mt. Vi lascio il percorso che ho tracciato direttamente con Wikiloc se avete il piacere di fare l’escursione cliccate qui.

Alle 15:00 giungiamo finalmente al porto dove purtroppo, avendo tardato di 10 minuti perdiamo l’autobus. Eravamo pronti a chiamare il taxi (visto che il prossimo autobus sarebbe partito non prima delle 16:30) ma chiedendo informazioni in giro, al bar e infine ad un autista di linea, scopriamo che una corsa extra era stata aggiunta in più ai soliti orari e che sarebbe partita alle 15:30, colpo di fortuna!!

Quindi saliamo sull’autobus e a orario stabilito partiamo, raggiungendo così la fermata “Piscine”. La nostra prossima tappa sono le Piscine Naturali! Questo sentiero è molto più segnalato rispetto ai precedenti e anche più semplice da percorrere, praticamente è consigliabile quasi a tutti. Arrivati sul posto restiamo incantati da tanta bellezza della natura.

Piscine Naturali

Le Piscine Naturali sono di origine rocciosa vulcanica e nel corso dei millenni sono state erose dagli agenti atmosferici creando delle calette, diventando anche ripari sicuri per le barche dei pescatori che hanno fatto di questo luogo un vero e proprio riparo sicuro. Ci sono due grandi piscine, una racchiusa tra le rocce e l’altra che affaccia sul mare, vantando acqua trasparente di un azzurro intenso.

40°55’12”N 12°57’42”E

Qui troviamo qualche pescatore di passaggio che probabilmente ha terminato la sua giornata lavorativa. Ci dedichiamo ad una sessione fotografica e e ad un po’ di divertimento, in particolare ci piacciono tanto le linee morbide e sinuose delle rocce.

Scoglio della Tartaruga

Giunte le 16:30 è ora di risalire e di raggiungere la prossima tappa. Così riprendiamo la strada già percorsa e ci dirigiamo a vedere sempre in zona Le Forna il famoso Scoglio della Tartaruga, chiamato così per via della sua forma, la quale ricorda molto appunto una tartaruga.

40°55’19”N 12°58’02”E

Giunti quasi all’ora del tramonto è ora di raggiungere la tappa finale della giornata, Il Belvedere della Madonnina.

Belvedere della Madonnina

Risaliamo la strada e passiamo di fronte la chiesa della Madonna dell’Assunta, da qui costeggiamo la chiesa fino a trovare le indicazioni che porteranno sul promontorio della montagnella. Si, peccato che percorsi i primi passi diciamo ‘no non può essere qui, qui stiamo entrando in casa delle persone! Meglio aprire Google Maps.’.

Impostato Google Maps, iniziamo a camminare fino a raggiungere una strada senza uscita, ‘ottimo!’ esclamiamo ‘vabbè apriamo Moovit’, niente anche a Moovit ci porta nella direzione sbagliata, l’ennesima strada senza uscita, determinati a trovare la strada giusta, torniamo indietro quando finalmente vediamo un abitante. ‘Urcaaaa!! Chiediamo a lui!’, il signore tanto gentile ci comunica che dobbiamo tornare indietro e seguire il percorso che effettivamente “passa in mezzo alle case”.

Quindi riprendiamo la via corretta e attraversiamo il giardino delle case affianco, tra barbeque e altri oggetti si ha la sensazione di invadere una proprietà privata, saliamo le scale e inizia un percorso fra i fichi d’india. Adoro questo tipo di sentieri, sembrano così esotici, altri 150 metri e saremo in cima. Una volta arrivati la prima sensazione che si ha è quella di girarsi proprio verso la Madonnina posta su un cucuzzolo di pietra. Pare che la statua sia stata collocata intorno agli anni ‘50 e sia stata restaurata recentemente.

Successivamente lo sguardo è finalmente rivolto all’orizzonte, dove si apre un panorama fantastico, lo dimostrano le foto che abbiamo scattato. Da qui è possibile vedere le piscine naturali, Cala Feola e Palmarola.

40°55’22”N 12°57’50”E

Anche qui vi lascio sia le coordinate sia il link per raggiungere questo splendido punto panoramico.

Il tramonto è volto al termine e così prima che faccia del tutto buio riscendiamo il percorso e ci dirigiamo alla fermata dell’autobus, dove di nuovo lo perdiamo per 10 minuti di ritardo. Questa volta però è perché abbiamo deciso di restare un po’ più a lungo per scattare qualche altra fotografia.

Così, fermi alla fermata dell’autobus abbiamo avuto anche modo di osservare la vita di tutti i giorni, gli isolani che fanno rientro nelle loro case, chi rientra dopo aver fatto la spesa, chi dopo aver passato un pomeriggio in compagnia, chi dopo esser stato a messa, insomma rientrano tutti tranne noi.

Passiamo circa 45 minuti in attesa dell’autobus successivo, ormai era notte ed eravamo pure infreddoliti, è pur sempre il 27 febbraio. Finalmente alle 18:45 arriva il tanto atteso autobus che ci ricondurrà al porto. Devo dire però, che con questo ritardo abbiamo potuto godere di una Ponza notturna e del porto illuminato. Bando alle ciance è notte e fa freddo, dritti in hotel!!

Finalmente arrivati in hotel mi fiondo subito sotto la doccia, sia per scaldarmi che rigenerarmi. Ed eccoci alle 20:00 pronti per la cena! Il ristorante Gamberi & Capperi è il ristorante dell’hotel dove alloggiamo, finalmente una cena “fuori” dopo non so più quanti mesi!!

Siamo entusiasti e affamatissimi, ordiniamo come antipasto “Napoli-Ponza solo andata”, si tratta di mozzarella di bufala portata a temperatura con gambero rosso crudo, che ve lo dico a fare, una vera delizia! Rientrato ufficialmente fra i nostri piatti preferiti in assoluto! Il tutto accompagnato da un’ottima bottiglia di Pinot Grigio.

Come primo ordiniamo, gli spaghettoni con gamberi rossi, pistacchio e lime e per dolce il tiramisù, ed ecco altri punti che si conquista questo ristorante, la crema chantilly e i savoiardi leggermente scrocchiarelli, era un tiramisù perfetto! Infine il caffè e l’amaro, ci voleva per la nostra prima cena fuori del 2021!

Tornati in camera finalmente la nanna. Pronti per un nuovo giorno, facciamo colazione in hotel ai quali comunichiamo di preparaci i panini per il pranzo al sacco (dal momento che la domenica a Ponza sono tutti chiusi di questo periodo). Rifatti i bagagli li lasciamo in hotel per evitarci peso inutile e ci prendiamo il pranzo al sacco.

Diretti nuovamente al porto per prendere l’autobus, in attesa della sua partenza ci tratteniamo per scattare qualche foto con il cielo più limpido. Alle 10:15 parte il nostro autobus (se desideri scoprire tutti gli orari degli autobus di Ponza, ti basta consultare il sito di Schiaffini) in direzione Punta Incenso. Arrivati in fermata è abbastanza intuibile dove cominciare il percorso, partendo dal ristorante “Zia Anna” più avanti sulla destra è possibile trovare il cartello con le indicazioni.

Punta Incenso

Il sentiero di Punta Incenso è stato probabilmente già stato battuto durante il Medioevo da alcuni monaci, si arriva al pianoro di Piana d’Incenso, situato all’estremo nord dell’isola di Ponza.

Il percorso è abbastanza semplice rispetto a Monte Guardia, molto meno faticoso, è possibile anche qui notare appezzamenti di terra e contadini. Si arriva quindi al pianoro dove proseguendo sul sentiero battuto si arriva a uno spiazzo con panchine e staccionata in cui è possibile vedere Cala del Core, il Frontone, fino al lontano Monte Guardia. Mentre prendendo il sentiero a nord è possibile ammirare il panorama sull’antistante l’isola di Gavi e di Zannone.

40°55’51”N 12°59’11”E

Il tempo per percorrere questo itinerario dalla fermata dell’autobus è di circa 45 minuti (considerando il piacere di scattare qualche fotografia). Qui per vedere il percorso.

Cala Cecata

Sono quasi le 11:30 è ora di andare alla scoperta della prossima tappa, Cala Cecata. Ripercorriamo a piedi la via dell’andata e scendendo verso Via Piana Incenso ci siamo di nuovo persi svariate volte, grazie di nuovo a Google Maps e Moovit che non riescono ad intercettare l’esatto punto dove andare. Quindi chiediamo informazioni a qualche persona del luogo che ci indica dove andare.

Ve la faccio breve, abbiamo preso la discesa Via Provinciale Le Forna in cui si passa davanti al supermercato Decò (sulla destra) e siamo arrivati ad una piazzola con la rimessa per le barche, infine entriamo in questa rimessa e proseguiamo ancora per altri 70 metri circa, da qui comincia il sentiero sulla sinistra, stretto e immerso nella vegetazione, il quale è stato realizzato con materiali di recupero, come maioliche, bottiglie di vetro e quant’altro.

All’inizio percorribile ma poi diventa un po’ più difficoltoso, si tratta di una scalinata a picco sul mare, un’insenatura completamente rocciosa di 100 gradini. Probabilmente rispetto agli anni passati il sentiero si è degradato di più, la staccionata in legno ricoperta di corde e cime è tremolante, i gradini sono sconnessi e la vegetazione invade un po’ il percorso. Cliccando qui ho mappato il percorso da compiere nel caso siate interessati ad una visita.

40°55’47”N 12°58’40”E

Cala Cecata non è né una spiaggia né una baia è piuttosto una contenuta rientranza completamente rocciosa circondata da alte scogliere a picco sul mare e lambita da acque turchesi incredibilmente trasparenti e belle. Il fondale è completamente roccioso, quindi consigliabile a chi sa nuotare bene o comunque a chi non ha bisogno di appoggio. Noi siamo qui a Febbraio, quindi nei mesi estivi non so come si presenta questo posto, in ogni caso da quello che ho letto non è attrezzato con sdraio o punti ristoro, quindi dovrebbe essere così come lo vediamo.

Non siamo scesi fino in fondo non essendo del tutto attrezzati e considerando anche la zavorra sulle spalle. La vista su questa cala è stupenda e una visita merita davvero, peccato per la discesa, dismessa e lasciata al degrado, colgo l’occasione per dire che segnalare ogni sito come inaccessibile non è una scusa per non occuparsene, sarebbe bene piuttosto metterlo in sicurezza. Lasciamo questa splendida vista e risaliamo il percorso, tornando alla fermata dell’autobus. Dove in attesa facciamo la sosta del pranzo, alle 13:10 arriva puntuale il nostro autobus, pronti per l’ultima tappa della giornata prima di fare rientro.

Chiaia di Luna

Tornati con l’autobus al porto ci dirigiamo a piedi a Chiaia di Luna, prendiamo la strada Via Dante Alighieri e a circa 240 metri giriamo a sinistra imboccando Via Panoramica Tre Venti, altri 500 metri e arriviamo alle Terrazze di Chiaia di Luna. Una vista favolosa, Chiaia di Luna, “chiaia” che in dialetto napoletano significa “spiaggia” e “Luna” in riferimento alla forma a falce di luna della baia, è un’insenatura e una spiaggia situata lungo la costa sud-occidentale dell’isola, è circondata da un’alta falesia di tufo che sovrastano la stretta striscia di sabbia che forma la spiaggia.

40°53’34”N 12°57’18”E

Chiaia di Luna era frequentata già al tempo dei Romani (e dei Greci prima di loro). Era utilizzata come approdo a mo’ di porto naturale che sfruttava la particolare conformazione geologica della falesia offrendo un riparo sicuro. Sulla sommità della scogliera sono ancora visibili i resti di una necropoli romana.

Il tufo bianco a picco sulla spiaggetta è alto fino a 100 metri. Purtroppo a causa dell’instabilità della roccia di cui è formata la ripida scogliera, l’accesso alla spiaggia è interdetto. Diversi sono stati i crolli negli anni, dove nel 2001 una giovane ragazza perse la vita. Recentemente ha subito diversi interventi che l’hanno dotata di una pesante rete metallica che contiene le frequenti frane.

Nell’antichità la spiaggia era raggiungibile attraverso un tunnel scavato nella roccia friabile dai romani, costruito con una lieve pendenza in opus reticolatum. Il passaggio è lungo quasi 200 metri ed è provvisto di lucernari che servivano ad illuminare la cavità scura.

Nel 1990 il tunnel era stato rinnovato ed aveva assicurato per circa un decennio il transito dei bagnanti dal porto a Chiaia. Ad oggi l’accesso a questa spiaggia è proibito sia via terra che via mare (dove le barche e le canoe devono sostare a minimo 200 metri di distanza), ma la galleria romana esiste ancora e la si può trovare lungo la strada Via Provinciale Tre Venti.

In realtà il cartello di divieto è chiaro ma mi domando per quale ragione lasciare il cancello aperto? Fatto sta che ci siamo solo affacciati per curiosità all’inizio della galleria, in fondo è completamente buio quindi non so come potrebbe essere al suo interno, so solo che a terra vi sono fili scoperti immersi nell’acqua e questo non è affatto rassicurante.

Giunta l’ora di fare rientro torniamo in hotel per riprendere i bagagli e dirigerci al porto per l’imbarco della nave delle 16:00. Un caffè al “Bar Chalet”, qualche ultima fotografia al porto e siamo pronti per fare ritorno.

In conclusione

Ponza è stata una bella esperienza, una piccola vacanza per staccare la spina ed averla visitata in questo periodo senza troppa confusione ci ha permesso di vedere e fotografare posti dove in primavera o in estate sarebbero stati affollati. Sicuramente torneremo, magari per approfondire ed esplorare meglio posti in cui abbiamo fatto soste brevi e per scoprirne di nuovi, e magari anche per qualche giro in barca.

peccato per….

Unica nota dolente, quasi l’intera costa di Ponza è a rischio crollo, ma sinora sono stati pochissimi gli interventi per la messa in sicurezza. Ho paura che continuando di questo passo non sarà più possibile accedere a nulla, né via terra né via mare e sarebbe davvero un peccato.

Moltissime calette e punti d’interesse sono contrassegnati con cartelli di divieto d’accesso (forse la maggior parte) e sono così da anni, nonostante ciò lasciano comodamente aperti i sentieri (in cui turisti e ponzesi vanno comunque), sembra quasi una specie di ”divieto non divieto”, così è parso a noi (tipo la Galleria Romana per Chiaia di Luna o il sentiero di Cala Cecata) in cui il comune avverte dei pericoli ma poi per il resto è tua responsabilità. Quasi come a lavarsene le mani legalmente e penalmente se dovesse accadere qualcosa, come il tragico incidente del 2001 a Chiaia di Luna.

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